di Yu Hyun-mok
con Kim Jin-gue, Choi Mu-rong, Moon Chung-sook
Corea del Sud 1961

È curioso come le cinematografie postbelliche, soprattutto quelle di paesi che abbiano subito l’occupazione, tendano ad assomigliarsi tutte, non solo dal punto di vista contenutistico (cosa che sarebbe abbastanza comprensibile) ma anche formale e stilistico.
Guardando il film di Yu Hyun-mok, considerato uno dei testi fondativi della moderna cinematografia coreana, non si può che essere colti dalla sensazione di déjà vu cui le immagini rimandano quasi costantemente. Il rinvio più immediato viene, naturalmente, dal Sol Levante (probabilmente la nazione che ha più influenzato l’evoluzione della settima arte in Corea), in particolare da quel filone pacifista e di denuncia sociale che si venne sviluppando subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, con opere quali “L’arpa birmana” e buona parte della produzione di Akira Kurosawa. Inoltre in “Obaltan” si respira la stessa atmosfera nichilista di degrado e abbandono che pervade, seppur con toni e accenti diversissimi, la filmografia di Kinji Fukasaku nello stesso periodo.
Ma un’influenza stilisticamente ancor più forte sembra rimandare direttamente al Neorealismo italiano. I personaggi sono sagomine di carta sballottate dagli eventi, incapaci di reagire attivamente alla distruzione che si abbatte su di loro. Sono tutti (i due fratelli, uno reduce e invalido, l’altro umile travet che non riesce a mantenere la famiglia, la nipotina che smania per un paio di scarpe, la madre impazzita durante i bombardamenti) in un modo o nell’altro vittime della guerra, che ne ha menomato il fisico e la volontà rendendoli inutili come dei proiettili senza bersaglio. Esattamente come gli antieroi del nostro neorealismo che, da Antonio e Bruno Ricci a Umberto Domenico Ferrari, si affannano, corrono, vagano di qui e di là, senza mai ottenere nulla. La flânerie è anche la cifra di “The aimless bullet”. I protagonisti, di cui sono spesso inquadrati i piedi e le gambe, si trascinano, arrancano, avanzano con fatica e incertezza da un posto all’altro, funestati da tragedie sempre più grandi. Fino alla fine.
Grazie mille a Yuri per il bel dvd (tra l’altro pieno di extra, ma tutti in lingua).