The Go master (Wu Qinqyuan)
di Tian Zhuangzhuang
con Hironobu Nomura, Takashi Nishina, Yi Huang, Li Xuejian, Keiko Matsuzaka, Sylvia Chang
Cina/Giappone 2006
[Cinema ‘06]

Biografia di Wu Qinqyuan, uno dei più grandi maestri della storia del Go (complicatissimo gioco da tavolo d’origine cinese) e responsabile della diffusione di questa disciplina in Giappone. Tian Zhuangzhuang descrive il Go con toni misticheggianti e spiritualisti (il gioco in sé è sempre fuori campo, i personaggi prendono in mano le pedine con la stessa ieraticità di chi afferrerebbe i grani di un rosario). Lo stesso Wu è considerato una specie di santone, le cui abilità derivano direttamente da Dio. Non a caso per un certo periodo la vocazione religiosa prenderà in lui il sopravvento e si unirà a una setta. Vi è anche un sottotesto politico, perché il maestro è attivo durante la Seconda Guerra mondiale e la sua opera di divulgazione in territorio giapponese ne fa un alfiere di pace e di tolleranza (“Il Go non conosce nazioni”).
Praticamente è “L’ultimo imperatore” del Go: un ritratto agiografico e illustrativo, un album patinato privo di passionalità.
Voto: 
L’Heritage (The Legacy)
di Géla Babluani, Temur Babluani
con Sylvie Testud, Stanislas Merhar, Pascal Bongard, Olga Legrand, George Babluani,
Georgia/Francia 2006
[Cinema ‘06]

Un caso cinematografico decisamente singolare. In un piccolo e lontano paese dell’Est un clan familiare (padre e figlio maggiore registi, figlio minore interprete) realizza piccole perle di (più o meno consapevole) genialità. Géla Babluani è anche il responsabile di “13 Tzameti”, presentato a Venezia nel 2005 e divenuto un piccolo cult sotterraneo (tanto è che hanno chiamato Gèla in Usa per dirigerne il remake…).
“L’Heritage” è imprevedibile e spiazzante, la storia prende pieghe sempre diverse, alcune delle quali non seguono un vero e proprio filo logico: un traduttore, un’eredità (che verrà quasi subito dimenticata), uno strano viaggio su una corriera scalcagnata, un muto che parla, un nonno che sta andando a farsi ammazzare e si fa accompagnare dal nipote, una faida dalle regole assurde. Le azioni si susseguono senza che la volontà degli uomini possa controllarle, le conseguenze dei comportamenti non sono mai predicibili. Gli stranieri è meglio che non interferiscano con gli affari nazionali: un velato messaggio alla Russia? Si rimane affascinati dal tono da tragicommedia e raggelati di fronte alla bellezza di certe immagini (il viso rugoso del vecchio nonno).
Voto:
L’Aria salata
di Alessandro Angelini
con Giorgio Pasotti, Giorgio Colangeli, Michela Cescon, Katy Louise
Italia 2006
[Cinema ‘06]

La storia di un padre e un figlio mai conosciutisi che dopo molti anni si ritrovano dalla parte opposta della barricata: l’uno detenuto per omicidio da vent’anni, l’altro giovane e determinato assistente sociale in quello stesso penitenziario. La scoperta per il ragazzo è all’inizio scioccante, ma con il tempo i due riescono a instaurare un dialogo, con la consapevolezza però che non è possibile ricominciare daccapo.
Il primo lungometraggio di fiction di Alessandro Angelini è al tempo stesso un lucido e realistico ritratto carcerario e un’analisi profonda e toccante delle dinamiche familiari. Tuttavia come opera prima sconta alcune ingenuità riconducibili a certi stereotipi da cinema italiano da cui si dovrebbe invece prendere le distanze: la colonna sonora gridata, la recitazione un po’ stefanoaccorseggiante di Giorgio Pasotti (Giorgio Colangeli è invece bravissimo), la superficialità del sottointreccio romantico. Però sono davvero piccole cose, che quasi scompaiono rispetto all’importanza e all’impegno del film.
Voto: