di Brian De Palma
con Josh Hartnett, Scarlett Johansson, Hilary Swank, Aaron Eckhart
Usa 2006

Chi va a vedere un Brian De Palma si aspetta sempre piroette e fuochi d’artificio: pianisequenza,
splitscreen (o doppie focali), tendine e dissolvenze incrociate, Hitchcock. Altrimenti non lo si va a vedere. E anche stavolta quindi non si può rimanere delusi, “The Black Dahlia” è visivamente fastoso, sinuoso, tirato a lucido nella fotografia ferrettiana e nei costumi setati e angorati.
Ma, ovviamente, De Palma non è mai stato barocco e formalista e non lo è neanche in questo film. Se “Femme Fatale” era un trattato di teoria dello sguardo contemporaneo, “The Black Dahlia”, dal canto suo, pur non raggiungendo la complessità teorica del suo capolavoro precedente, non cessa di porre interrogativi scopici ed epistemici.
La doppia focale è proprio questo: è la ricerca della visione totale, che trascende le limitazioni e la transitorietà umana per divenire oggettiva. Insomma è la ricerca ossessiva della verità portata avanti dai poliziotti-pugili impersonati da Josh Hartnett e Aaron Eckhart. Molte critiche si soffermano sull’intreccio ingarbugliato, confuso, in alcuni punti privo di credibilità. Ma forse a De Palma non interessa il racconto di Ellroy dal punto di vista letterale, forse la sua detection è più di natura filosofica che materiale. Il fuoco e il ghiaccio, la morte e l’eros, l’ego e l’alter-ego, l’attore e il suo personaggio, la verità e la finzione sono le doppie componenti di questa focale. Segni opposti di un’equazione che combacia solo in un caso, quando appare la Dalia Nera, da noi intravista solo indirettamente tramite vecchi filmini: presenza e assenza insieme, simulazione e smascheramento in un unico (svuotato) corpo.
Voto: 