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Un blog di nicchia. |
A chi tanto e a chi niente (storia possibile di un critico di provincia)
di Michele Vietri
con Camillo Marino
Italia 2005
Facile prendere in giro uno come Camillo Marino, con quella parlata smaccatamente (e ostentatamente) dialettale, quella fissazione per il neorealismo e le cinematografie dei paesi comunisti, quello spirito garibaldino con cui nelle conferenze stampa affrontava di petto i più grandi registi recriminandolgi uno scarso impegno ideologico. Quasi una macchietta, e del resto i critici (quelli "istituzionali", come Fava, Martinelli e Brunetta) e i registi intervistati nel documentario ce lo dipingono proprio così, ricorrendo ad aneddoti buffi e gaffes storiche*. Ma, in realtà, - e ciò emerge in controluce dal lavoro di Vietri - Marino, nonostante le sue fisse un po' eccentriche, dedicò la vita a lottare per la crescita culturale del Meridione, impegnandosi anche nel concreto con l'ideazione dell'Efebo d'oro, ma finendo per lo più per essere ostracizzato dall'intelighenzia ufficiale. L'apparenza comica lascia così il campo libero a una gran malinconia di fondo.
* "Le colleghe Tornabuoni e Bignardi non possono partecipare alla conferenza perché in questo momento intente a battere." (Marino intendeva la macchina da scrivere, però).
Grizzly man
di Werner Herzog
con Timothy Treadwell
Usa 2005
Parlare di un film del genere richiederebbe ben più spazio, tempo e volenterosità. In ogni caso "Grizzly man" è davvero toccante: la storia di un Don Chisciotte innamorato degli orsi e disposto a morire nel tentativo di stabilire con loro una totale intimità. Un personaggio perfettamente alla Herzog, in bilico tra follia e saggezza spirituale, Treadwell era una specie di filosofo che cercava di abbattare il confine tra uomo e natura e di fondersi con la wilderness. Herzog lascia che Treadwell si racconti da solo, attraverso le sue immagini e le sue parole, restituendoci qualcosa di intermedio tra un lascito e una confessione. La scelta più etica e coraggiosa è quella di non mostrarci la registrazione della sua morte. In questo modo tutta la vicenda di "Grizzly man" si carica di un ché di oscuro e insondabile, proprio come i recessi della natura. Siamo dalle parti del capolavoro.
Z Channel: a magnificent obsession
di Xan Cassavetes
con Quentin Tarantino, Robert Altman
Z Channel è la rete che tutti i cinefili vorrebbero avere a portata di telecomando. Quando ancora non esistevano reti via cavo votate al cinema, questa emittente losangelina trasmetteva le versioni integrali de "Il micchio selvaggio", "Novecento", "C'era una volta in America", "I cancelli del cielo" (prima di lui non esistevano mica le director's cut, eh) e si dilettava a mandare in onda i film più rari e misconosciuti, con un occhio sia all'autorialità che al genere. Tutto ciò si deve al grande gusto, competenza e talento di Jerry Harvey. Peccato che fosse anche un uomo dalla personalità inquieta e tormentata che andò presto alla deriva.
Confesso di essermi un po' appisolato - era tardi ed ero stanco - tuttavia il documentario non è mica niente male, per quanto realizzato in maniera abbastanza convenzionale. Gli appassionati si morderanno un po' le mani sentendo cosa poteva capitare di vedere agli spettatori di Z channel (per giunta senza interruzioni pubblicitarie).
