Toh, un altro festival. Non che il genere biografico sia esattamente la mia passione, ma avevo bisogno di ingrassare un po’ quella rubrichina sulla colonna destra del mio template. E poi c’ho l’accredito gratuito (gne). E siccome che la sera non ho niente di meglio da fare, vi toccherà subirvi il resoconto di questi quattro giorni di
Biografilm Festival. Se cercate pareri più autorevoli andate da
Kekkoz e
Clos.
Moira Orfei. Amore e Fiori
di C. Bevilaqua e F. Di Loreto
con Moira Orfei e Walter Nones
Italia 2005

L’evento d’apertura del Biografilm Festival è un documentario su Moira Orfei presentato da lei medesima. Non mettetevi a ridere, su. Che la Moira è anche una donna di cinema (ha recitato in 47 film, per lo più peplum anni ’70, di cui fra l’altro sono stati proiettati alcuni spettacolosi trailer in cinemascope). Ehi, ho detto di non ridere. Tanto più che, vi dirò, mi aspettavo anche di peggio: in fondo le confessioni della Orfei – il modo in cui candidamente decanta il suo look e si compiace per le drag queen che la emulano – fanno un po’ tenerezza. E poi alla presentazione del film era commossa ed emozionata per davvero.
Va bene, recupero la lucidità. Il documentario non è certo dei migliori: il monologo di Moira e inframmezzato da intermezzi circensi abbastanza inutili e noiosetti, che sembrano messi lì tanto per raggiungere la durata di 60 minuti (già di per sé esigua). Rimane la sgradevole sensazione che gli autori non abbiano molto da dire.
American Dreamz
di Paul Weitz
con Hugh Grant, Mandy Moore, Dennis Quaid, Willem Dafoe
Usa 2006

Lo spunto non era niente male: fare una satira sull’America partendo dalla parodia di uno dei suoi reality più di successo, “American Idol”. Il caustico presentatore (impersonato da Hugh Grant) pilota lo show degli aspiranti
idol per mettere a confronto personalità conflittuali e che possano catturare l’appeal del pubblico: un arabo, un ebreo, un’avvenente e spregiudicata ragazzotta col fidanzato ferito in Iraq (Mandy Moore). Nel frattempo il Presidente degli Stati Uniti (Dennis Quaid) comincia a leggere i giornali ed entra in crisi. Il suo segretario (Willem Dafoe) deve correre ai ripari.
Il punto è che Paul Weitz non osa e non graffia. Si poteva essere molto più aggressivi e invece si finisce (non so quanto volontariamente) per identificarsi con i concorrenti, il conduttore e tutto il carrozzone che si trascinano dietro. La volete sapere la verità (spoiler):
è che non mi è andato giù che l’arabo si convertisse all’american way of life. Con il rivolgimento finale si recupera un po’, ma il film resta abbastanza insipidino e diverte con moderazione. La Moore però, che aveva già recitato in “Romance & Cigarettes”, dimostra di sapersela cavare.
Voto: