
Deludente mia prima giornata all’ottavo Far East Film Festival. Di scena l’“Horror day”, ma l’unica opera degna di nota viene dal passato.
- The Imp di Dennis Yu, Hong Kong 1981
Da uno dei principali esponenti della new wave hongkonghese un film anomalo che comincia come dramma dai risvolti sociali (protagonista disoccupato con moglie incinta), ma diventa ben presto un horror visionario, in cui l'inventiva sopperisce all'artigianalità dei mezzi. A inquietare, più che i singoli elementi, è l'atmosfera d'insieme che si riesce a creare. Tra riferimenti al coevo cinema americano e situazioni surreali e slegate dal contesto, un prodotto pop decisamente anni '80.
- Beneath the Cogon di Rico Maria Ilarde, Filippine 2005
Sconosco totalmente il cinema filippino. Sarà pure vero che si tratta di una realtà inventiva e vulcanica, ma di certo questo film non ne fa parte. Operetta girata in digitale che mescola pulp (con dialoghi molto pulp, pure troppo: un delinquente la cui moglie è scappata con un indonesiano chiede prima di morire: "ma gli indonesiani hanno il cazzo grosso?") a horror tenuti insieme da una storia d'amore. Ma quello che conta è il modo in cui tutto ciò viene girato: più che artigianale, più che ridicolo, più che trash. Non ci si crede.
- Aquarium di Rico Maria Ilarde, Filippine
“Aquarium” è un corto realizzato per un film a episodi dallo stesso regista di “Beneath the Cogon”. La trama è incentrata su un acquario maledetto che vuole sterminare una famiglia. E ho detto tutto. Non riesco ancora a spiegarmi perché l'abbia visto.
- The Heirloom di Leste Chen, Taiwan 2005

Visivamente interessante, "The Heirloom" attinge dal repertorio ricorrente della "casa infestata", filtrato attraverso il folklore taiwanese. Leggenda vuole che sia possibile "allevare" spiritelli cibandosi di feti di bebé (che schifo). Il gioco della messa a fuoco e della profondità di campo è funzionale alla resa di una realtà multiprospettica e al confine col mondo sovrannaturale, ma una buona fotografia non basta a ravvivare l'interesse per una trama che finisce per assottigliarsi su se stessa in una sequela di estenuanti finali. Gran gnocca la protagonista (presente in sala con abitino striminzito).
- Voice di Choi Equan, Corea del Sud 2005
L’idea di partenza è interessante (anche se non del tutto originale): raccontare una ghost story dal punto di vista dello spettro. Ma lo svolgimento è intricato e ampolloso e al posto della paura si prova noia.