di Pornchai Hongrattanaporn
con Khridsada Suchosal, Nuntaka Worravanitchanun
Thailandia 2004

Hanno già detto tutto prima di me.
Ohdaesu (l’iniziatore del
trend),
Andrea,
Kekkoz,
Hellbly (chiedo scusa per eventuali omissioni involontarie). Non c’è bisogno di ripetere che “Bangkok Loco” è la nuova frontiera della comicità demenziale, vetta dell’anarchia, della stupidità e della schizofrenia filmica oltre la quale non avrebbe mai coraggio di spingersi nessuna produzione occidentale.
C’è solo da attribuire il giusto merito a un’opera che è pura (e probabilmente involontaria) avanguardia cinematografica, surrealismo tascabile in chiave popolare, dadaismo scurrile ed escrementizio.
Narrazione a-logica, repentini slittamenti spazio-temporali, trasmutazioni di significato, ambienti privi di qualunque connotazione naturalistica. Lo spazio diegetico si riempie di oggetti insoliti che rimandano alla pop art e all’estetica kitch (un telefono a forma di Kermit la rana, enormi labbra rosa, uno spaventapasseri superdotato e molta altra roba assurda). Gli oggetti quotidiani invece sono riprodotti in dimensioni o collocazioni diverse rispetto alla loro natura originaria (uno zippo gigante, la luna che rotola sulla Terra). Magritte si divertirebbe.
La sensazione di straniamento è ancora più forte per il pubblico occidentale, che difficilmente può comprendere tutti i rimandi alla cultura d’origine e tantomeno gli innumerevoli doppisensi (“Ieri è ancora dolce”, dice il testo di una delle canzoni della band, “
wan-waan-yang-waan-yoo”. Ma quando la canzone appare in questo film, diventa “
tha-wan-yang-wan-yoo” – “il sedere è ancora dolce”. Altre spiegazioni le trovate
qua).

Un simile schiaffo alle convenzioni cinematografiche e alla stessa razionalità del pensiero non poteva che provenire da un territorio vulcanico e relativamente vergine come il cinema tailandese. Sembra un giovinetto vivace e disinibito che assorbe come una spugna dalle realtà più grandi che lo circondano (in questo caso gli psichedelici anni ’70 con i film di Bruce Lee, il
musical occidentale con il misticismo orientale) senza poi sistematizzarli in una forma coerente, ma restituendoli in chiave schizofrenica, sperimentale e postmoderna.
Già autentico
cult camp, con la sola sequenza dei titoli di testa (tra i più belli mai visti in assoluto) che è già una
summa insensata di tutto il film, i suoi motivetti orecchiabili, le
gag divertenti fino al mal di pancia (basta citare solo la scena di sesso a ritmo di batteria o il poliziotto con orecchie e occhi da panda), “Bangkok Loco” è uno dei manifesti d’eccezione di questa nuova realtà thai.
Chiudo con una segnalazione: Il film sarà proiettato in pellicola al Far East Film Festival di Udine nella notte
di sabato 22 aprile. Meriterebbe una scappata, visto che le possibilità di veder distribuita nei cinema italiani una cosa del genere è esprimibile in numeri negativi.