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Un blog di nicchia. |
di Sergej M. Ejzensteijn
con Alexandre Abrikossov, Nikolaj Cherkassov, Nikolaj Okhlopkov
URSS 1938
Metti una mattinata libera (che per ora mica scarseggiano)… Metti me, tartacammello e un suo amico… Cosa si potrebbe fare mai per occupare il tempo? Ma naturalmente andare a Villa Trabia a vedere un film di Ejzensteijn, in russo con sottotitoli in cecoslovacco (beh, questo no, adesso non esageriamo). Insomma, una situazione molto fantozziana…
Meglio mettere le mani avanti, visto che si parla di capolavori per alcuni intoccabili, dicendo che non sono né un esperto del cinema russo né dello stesso Ejzensteijn, di cui ho visto pochissimo. Da ignorante, quindi, posso permettermi di dire che Alexander Nevskij non mi ha entusiasmato più di tanto, e la colpa è senza dubbio mia, perché mi aspettavo molti eccessi sperimentali, tipici dei suoi primi capolavori muti ("Sciopero", "La corazzata Potèmkin", "Ottobre"). Invece, più che un montaggio "connotativo" e non lineare, e una ricchezza di metafore, mi sono ritrovato una struttura abbastanza convenzionale, già "normalizzata" dall’avvento del sonoro. Le innovazioni di linguaggio si concentrano quasi esclusivamente durante la lunga battaglia sul lago Peipius in cui l’esercito russo guidato dal principe Nevskij sconfigge gli invasori teutoni (il film fu girato nel 1938 per volere di Stalin, e ogni riferimento all’aggressione nazista è puramente voluto), che nonostante alcune ingenuità (non scorre neanche una goccia di sangue), pur essendo ineluttabilmente datato, fa ancora un certo effetto (e poi bisogna portargli rispetto, perché è una scena fondamentale cui si sono ispirati tutti i film di battaglie successivi).
L’unico momento in cui sono sobbalzato sulla sedia è stato proprio all’inizio delle battaglia, quando sta per arrivare la carica dei Teutonici, con la trascinante e famosissima musica di Prokofiev: Ejzensteijn davvero maestro del tempo e dell’attesa.
