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Un blog di nicchia. |
Contro questo film si è scagliata pressoché unanime tutta la comunità di Asian Feast (coreanofili a parte). Le reazioni mi sembrano eccessive (si è osato addirittura paragonarlo al cinema italiano!). “Solace” è semplicemente un film di genere, un dramma sentimentale a sfondo urbano come ce ne sono tanti in Corea del Sud (l’anno scorso, ad esempio, al Far East c’era “Sa-kwa”). Qui si aggiunge alla storia d’amore anche il ritratto familiare intimista e il tema della malattia mentale. È vero, neanche un cliché manca all’appello e non si esce neanche per un momento al di fuori delle regole del genere tipicamente coreano (come il cambio repentino di registro e i finali plurimi). Ma si tratta in ogni caso di dignitoso cinema medio (come non si fa più in Italia!), che può piacere o non piacere a seconda delle proprie inclinazioni personali. Se proprio lo volete sapere, a me piace. Piace soprattutto osservare il paesaggio cittadino con quella bella fotografia iperrealista. E mi piace anche osservare Kim Ji-soo.
Andiamo con ordine. Prima di tutto, “A Dirty Carnival” detiene un primato, quello di miglior scena di rissa con mazza da baseball nella storia del cinema. Secondo, oltre le sequenze di combattimento (inusuali, realistiche, mai patinate) c’è di più. C’è una storia dalla tenuta impressionate, visti i suoi 141 minuti, fresca e compatta che – come tutti i film battenti bandiera coreana – declina magnificamente generi diversi (gangster movie, storia d’amore, intermezzi comici). C’è un siparietto metacinematografico (con conseguente presa per il culo delle tendenze coreografiche più fantasmagoriche) parecchio divertente. C’è un Jo In-sung strepitoso.
La domanda è la seguente: perché i wuxia coreani sembrano tutti uguali? A me è parso di assistere a un incrocio tra “Bichunmoo” e “Sword in the moon” (inquadrature lunari comprese). In più, questa è una coproduzione cinese, cosa che garantisce la più totale asetticità dei combattimenti (inoltre, visto che il protagonista si trova in una specie di Purgatorio a combattere contro gli spiriti dei defunti, non scorre neanche una goccia di sangue).
