di Jo Beom-Jin
Corea del Sud 2006

Consigliatomi dalla mente malata di
Andrea83, questo lungometraggio d’animazione sudcoreana dimostra come sia possibile costruire interamente una storia basandosi su un unico principio guida: spiazzare lo spettatore ad ogni istante, violando, così per gioco, tutti i
cliché e i tabù che il genere impone e facendosi beffe d’ogni principio di credibilità e di realismo.
E così ci troviamo in un futuro postapocalittico-cyberpunk. Il paese è allo sbando è l’unico carburante rimasto per produrre energia è (per lo meno) il più ecologico e naturale di tutti: le feci umane. Per incentivare l’evacuazione il governo prova ogni espediente, inclusi messaggi pubblicitari che stigmatizzano la costipazione e concorsi con favolosi premi per chi si è maggiormente prodigato sulla tazza del gabinetto. Il sistema su cui si poggiano le basi della società è però questo: ad ogni individuo appena nato viene impiantato un chip nell’ano. Il circuito registra i sobbalzi intestinali e premia il defecatore con una droga che crea una fortissima dipendenza. E fin qui il discorso non fa una piega (vero? :)). Il problema è quando entrano in gioco le schegge impazzite del sistema, come le organizzazioni criminali che trafficano con la droga, oppure la “Gang del pannolino”, sorta di Humpa Lumpa blu con un Pampers in testa che, a furia di “sforzarsi” per il bene della collettività, sono stati intossicati dello stupefacente e adesso gridano vendetta. Lo Stato è invece guidato da un essere con le sembianze di una bambina di cinque anni, ma dalla capoccia enorme, che ha assoldato uno scienziato pazzissimo, sempre bramoso di corpi freschi, per costruire cyborg invincibili. Ci sono poi personaggi ancora più bizarre, come un regista di film a luci rosse dal look afro e dalle velleità artistiche e appunto il duo di improbabili protagonisti, tali Aachi and Ssipak. Tutti ruotano intorno alla gallina dalle uova d’oro (“uova” è una metafora): una fata(lona) dai capelli turchini che da un solo escremento è in grado d’ottenere migliaia di flaconcini allucinogeni.

… tutto questo solo per dare una vaga idea della portata destabilizzante della trama, un vero e proprio action ipercinetico che si segnala per la bellezza degli inseguimenti e delle scene di combattimento (molte delle quali infarcite di citazioni cinematografiche). Lo stile del disegno, che si avvale spesso della computer grafica, è di altissimo livello e possiede un tratto unico e originale che ben si adatta alla stramberia delle situazioni.
L’azzardato sperimentalismo di Jo Beom-Jin, che in più punti mi ha ricordato quello di
Masaaki Yuasa, fa ben sperare in un
exploit dell’animazione sudcoreana, fino adesso relegata soprattutto a produzioni su commissione per compagnie giapponesi e americane. Del resto una nazione che premia un cartone animato del genere portandolo nella
top10 degli incassi al botteghino non può che essere oggetto di entusiastiche lodi. Addirittura pare che Mtv, estasiata, abbia acquistato i diritti del soggetto per trarne una serie tv.