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Un blog di nicchia. |
McDull è il maialino più famoso di tutta Hong Kong. Le sue avventure, a metà tra cartone animato e live action, sono un grosso successo locale (l’umorismo è troppo provinciale e giocato sui doppi sensi della lingua cantonese per poter essere esportato), che sta dando vita a una vera e propria saga cinematografica. “McDull, the Alumni” è il terzo capitolo della serie, diretto non più da Toe Yuen, ma da Leung Chun “Samson” Chiu, che ci catapulta nell’asilo di McDull, dove il porcellino e i suoi amici animali vengono educati per divenire i futuri “pilastri della società”. Le sequenze girate dal vivo (con un parterre di camei d’eccezione, che annovera tra gli altri Anthony Wong, Isabella Leong, Nicholas Tse ed Eric Tsang) invece mostrano per contrasto il duro mondo del lavoro che i vecchi alunni, ormai diventati grandi, sono costretti ad affrontare. La brulicante e indaffarata società hongkonghese è descritta in maniera surreale e bonariamente satirica, proprio come la vedrebbe un bambino dell’asilo: tutte le gag sono giocate praticamente solo su cibo, pupù, o pipì (memorabili soprattutto la torrenziale minzione dello scolaretto che inaugura il film, ma anche la trasmissione televisiva incentrata sulla scottante tematica della “cacca a palline”). Davvero strampalato, anche perché qua è la si insinuano momenti decisamente surrealisti (il folle numero musicale dedicato alla verdure grigliate, in cui compare un Christopher Doyle canterino e un uomo travestito da donna che si chiude in una bara color pastello; oppure Antony Wong capitano di vascello che si taglia una chiappa per sfamare i sui passeggeri), o stranamente malinconici (l’uomo smemorato perso nella metropoli).
Anche a non saperlo, lo si intuisce subito. “Origin – Spirits of the Past” è il primo lungometraggio d’animazione realizzato dallo studio Gonzo, famoso in Italia soprattutto per la serie televisiva di “Last Exile”. E, in effetti, chi conosce “Last Exile” sa cosa aspettarsi anche dal film di Sugiyama Keiichi, a partire dalla solita commistione tra grafica bidimensionale (ben curata) e tridimensionale (un po’ rozza), che non sempre si amalgamano a dovere. Ma, al di la della cifra estetica, che può essere più o meno apprezzata a seconda dei gusti personali, il problema principale di “Origin” sta in soggetto e sceneggiatura: un pasticcio che mescola (anche qui senza amalgamare) futuri post-apocalittici con druidi delle foreste, supereroi dalla argentea chioma con ingegneria genetica e armi di distruzione di massa. La morale della favola è sempre quella: bisogna che l’Uomo impari a convivere con la Natura, ma “Nausica” lo aveva già detto, e con ben altro spessore e lirismo.
I taiwanesi fanno horror strani. “The Heirloom”, visto alla scorsa edizione del Far East Film Festival, parlava di spiriti allevati cibandosi di feti umani (!). “Silk” parla di un Mulder e una Scully “made in Taiwan”, che per conto del governo fanno esperimenti sull’anti-gravità. A questo scopo riescono a catturare il fantasma di un bambino che uccide chiunque lo guardi negli occhi e si collega alle anime delle vittime tramite un fil di seta (!!!). Mano a mano che si va avanti “Silk” diventa sempre più sconclusionato (la scena in cui lo spettro compare nella zuppa…) e si ibrida con generi differenti (dalla fantascienza, al poliziesco, al melodramma). Il divertimento per le trovate non manca, la paura un po’ sì.
