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Un blog di nicchia. |
Stando a quanto recita il programma ufficiale (“anticipazioni in anteprima mondiale del film dedicato alla famiglia più celebre della televisione”) a qualcuno (tipo me) poteva venire in mente che sarebbero stati proiettati alcuni spezzoni in anteprima del lungometraggio d’animazione più atteso della prossima stagione (sugli schermi italiani dal 22 settembre 2007). Invece no, e la cosa puzza un tantino di sola. Di materiale propriamente finito si vedono solo i due trailer ufficiali, quelli che ormai conosce il Globo intero. Ci sono solo milioni di interviste al team della produzione, alcune delle quali interessanti (ad esempio quelle riguardanti un’innovativa tecnica di realizzazione dei bozzetti, che consiste nel disegnare direttamente sullo schermo con una speciale penna), molte altre ripetitive. Il film si avvale di un impiego massiccio della computer graphic per dare una profondità quasi tridimensionale ai personaggi, creare le ombre e le sfumature di colore e per realizzare alcuni effetti speciali. Durante l’incontro sono state diffuse solo informazioni tecniche: non si sa nulla della sceneggiatura (che a quanto pare è ancora suscettibile di revisioni e cambiamenti), del resto è abbastanza comprensibile che la Fox tenga ancora tutto sotto chiave. Capirete quindi che sul finire la conversazione incominciava a diventare noiosetta (l’animatrice italiana Silvia Pompei ha intrattenuto il pubblico per più di due ore). Per fortuna è arrivato il Tonino Accolla nazionale che, gigioneggiando come e forse più delle star che doppia di solito, è salito sul palco a cincischiare, portandosi pure appresso l’amico Alessandro Bergonzoni.
Io sono un essere gelido e senza cuore che odia i cartoni in 3D con protagonisti animali antropomorfi. E allora che ci sono venuto a fare alla proiezione di “Barnyard”? Bhé, innanzi tutto era il film della serata inaugurale del Festival (strana scelta: non è che si tratti propriamente di un titolone di richiamo, l’anno scorso, per dire, ci siamo gustati “Wallace & Gromit e la maledizione del coniglio mannaro”). E poi perché il cartone è scritto e diretto da Steve Oederkek, di cui io sono l’unico fansss italiano. O almeno lo ero fino a ieri. Perché “Barnyard” fa veramente venire il latte alle ginocchia (perdonate la freddura, visto che si parla di bovini): il character design sa di già visto; l’animazione tridimensionale è molto grezza se paragonata alle meraviglie di Pixar, Dreamworks, o anche Blu Sky, si è riso pochissimo (non solo io, che sono senza cuore, ma tutto il pubblico presente in sala) e infine la morale di fondo è estremamente convenzionale e, a parer mio, anche un tantino reazionaria. Il padre-vacca Ben (ma non dovrebbe essere un toro?) è un leader tutto testosterone e taurina che vuole costruire recinti-preventivi contro le minacce terroristiche di alcuni coyotes, arrogandosi il diritto di difendere tutta gli animali che ritiene più deboli. Il figlio-bove Otis abbandonerà il fancazzeggio casinaro seguendo l’orma paterna solcata dalle responsabilità. Ecco come si educano i nuovi pargoli nell’era del bushismo…
