di Andrea Basti e Lorenzo Nacci
Italia 2008
Ecco a voi la prima
kung fu comedy italiana! E visto che è la prima, siate un pochino indulgenti nel giudicarla. Se è vero che in Italia il cinema di genere è morto, bisognerebbe lodare questi ragazzi almeno per aver avuto il coraggio di cimentarsi con un sottofilone complesso e alieno alla nostra tradizione come il
gongfupian. E solamente il mitico Johnnie Murda, cresciuto a pane e Lau Kar-Leong, questa volta in combutta con Andrea
“Gozu” Basti, poteva raccogliere una sfida così impegnativa (e non lo dico solo perché sono miei amici e perché ho collaborato anche io alla realizzazione…).
Questo cortometraggio indipendente è da prendere come un esercizio di stile, un mero divertissement, una pastiche scanzonata, in cui la trama volutamente idealtipica e “a grado zero” è poco più che un pretesto per giocare con i codici espressivi del kung fu movie e del wuxiapian classico, sia a livello di sintassi cinematografica (vedasi l’insistenza dello zoom), sia a livello di iconografia (come la palma radiante, o il personaggio del vecchio sifu, ancorché dall’accento toscaneggiante…). Il tutto innestato in una confezione tipicamente “postmoderna”: via libera quindi alle commistioni con l’estetica del videogame e del fumetto, all’estremizzazione dei caratteri in chiave grottesca e parodica, e all’ironia del sottotesto ideologico-rivoluzionario (ma siamo sicuri che Murda più che alle cellule comuniste-combattenti avesse in mente i ribelli di starwarsiana memoria). Qui siamo alla serie B dura e pura, e anche qualche pecca nella continuità e qualche incertezza recitativa finiscono per risultare funzionali alla messa in scena e conferire un tocco di calda e appassionata “artigianalità”.
A mio avviso è degno di nota in particolare il lavoro di post-produzione che, tramite il montaggio, il ritocco cromatico e gli effetti speciali visivi e sonori, è riuscito a dare forma alla volutamente grezza materia filmica di partenza, attribuendo la giusta scansione ritmica alle scene d’azione. Ma anche le coreografie di combattimento, affidate ad attori non professionisti ma di buon talento e intuito, sono qualcosa che non si vede tutti i giorni nel sottobosco delle nostrane produzioni indipendenti. Auguriamo al duo futuri progetti, magari dal budget più consistente.
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