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Un blog di nicchia. |
Prima dei fasti di “Memories of Murder” e “The Host”, Bong Joon-ho esordisce con questo quadretto metaforico e surreale, dal ritmo sincopato (scandito dalla straniante musica jazz di Sung-Woo Jo), che ha tutti i caratteri dell’opera prima – laconica, a tratti sperimentale, distante dal genere – ma già rivela lo straordinario talento compositivo dell’autore. 
Un post riassuntivo che raduna tutte le considerazioni su questa mia piccola tre-giorni Udinese (più mattinata del 24 aprile).
Retrospettiva Patrick Tam: Dal cuore della New Wave ("The Sword", "Love Massacre", "Nomad", "Final Victory", "After this our exile", più i lavori televisivi "C.I.D.", "Thirteen" e "Seven Women");
Giappone ("Dororo", "Umizaru 2: Test of Trust", "Death Note");
Corea del Sud ("Solace", "A Dirty Carnival", "The Host", "The Restless");
Hong Kong ("Eye in the sky", "Dog Bite Dog");
Filippine ("Agent X44");
Cina ("Young and Clueless").
Link utili sul Far East Film:
Blog Ufficiale (con foto e video);
Cineblog (aggiornato da Murda);
Asian Feast (cronaca in diretta).
Un grazie di cuore a tutti quelli che mi hanno tenuto compagnia e a quelli che purtroppo sono riusciuto a incrociare solo per poco (tipo Torakiki, Pier Maria, e i ragazzacci di Asian Feast). Grazie a Carlo per avermi intrattenuto mentre la massa andava a vedere "Death Note 2". E grazie sopratutto a Lorenzo, anche se lui ha l'autografo di Patrick Tam e io no.
Un film “a volo d’uccello”. È questa la metafora e la figura ricorrente che attraversa l’esordio alla regia di Yau Nai-Hoi, sceneggiatore di fiducia di Johnnie To. Yau in materia di spionistico sa il fatto suo e realizza un film asciutto, teso, matematico: un rimpiattino tra una sofisticata banda di rapinatori e la Sorveillance Unit delle polizia di Hong Kong. A guidare i rispettivi gruppi c’è il carisma di due stelle di punta della Milkyway, Tony Leung Ka-Fai e Simon Yam. Questo il pregio del film, ma paradossalmente anche il suo limite: si esaurisce tutto in questo gioco tra il guardare e nel non farsi vedere, tra lo spiare e il nascondersi.
Il nuovo film di Soi Cheang è una vera e propria sfida al modello dominate del cinema d’azione contemporaneo, che impone coreografie aggraziate e astratte, ralenty patinati e fotografia luccicante. “Dog bite dog” è invece un film sporco, brutale e animalesco come il suo protagonista, un guerrigliero cambogiano (cui presta il corpo un invasato Edison Chen) da sempre abituato a lottare per sopravvivere. Pang, questo il suo nome, uccide come se respirasse: come un atto naturale e in qualche modo necessario, senza la minima esitazione o senso di colpa. E fa impressione.
Contro questo film si è scagliata pressoché unanime tutta la comunità di Asian Feast (coreanofili a parte). Le reazioni mi sembrano eccessive (si è osato addirittura paragonarlo al cinema italiano!). “Solace” è semplicemente un film di genere, un dramma sentimentale a sfondo urbano come ce ne sono tanti in Corea del Sud (l’anno scorso, ad esempio, al Far East c’era “Sa-kwa”). Qui si aggiunge alla storia d’amore anche il ritratto familiare intimista e il tema della malattia mentale. È vero, neanche un cliché manca all’appello e non si esce neanche per un momento al di fuori delle regole del genere tipicamente coreano (come il cambio repentino di registro e i finali plurimi). Ma si tratta in ogni caso di dignitoso cinema medio (come non si fa più in Italia!), che può piacere o non piacere a seconda delle proprie inclinazioni personali. Se proprio lo volete sapere, a me piace. Piace soprattutto osservare il paesaggio cittadino con quella bella fotografia iperrealista. E mi piace anche osservare Kim Ji-soo.
Andiamo con ordine. Prima di tutto, “A Dirty Carnival” detiene un primato, quello di miglior scena di rissa con mazza da baseball nella storia del cinema. Secondo, oltre le sequenze di combattimento (inusuali, realistiche, mai patinate) c’è di più. C’è una storia dalla tenuta impressionate, visti i suoi 141 minuti, fresca e compatta che – come tutti i film battenti bandiera coreana – declina magnificamente generi diversi (gangster movie, storia d’amore, intermezzi comici). C’è un siparietto metacinematografico (con conseguente presa per il culo delle tendenze coreografiche più fantasmagoriche) parecchio divertente. C’è un Jo In-sung strepitoso.
La domanda è la seguente: perché i wuxia coreani sembrano tutti uguali? A me è parso di assistere a un incrocio tra “Bichunmoo” e “Sword in the moon” (inquadrature lunari comprese). In più, questa è una coproduzione cinese, cosa che garantisce la più totale asetticità dei combattimenti (inoltre, visto che il protagonista si trova in una specie di Purgatorio a combattere contro gli spiriti dei defunti, non scorre neanche una goccia di sangue).
Ci sono solo due posti sul pianeta in cui le commedie di Joyce Bernal sono acclamate dal pubblico: le Filippine e Udine. Come sia potuto esplodere questo fenomeno di culto tra gli spalti del Teatro Nuovo ha per me dell’inesplicabile, fatto sta che la simpatica regista è ormai da tempo una presenza fissa del Festival. A dire il vero quest’anno anche il bel Vhong Navarro, vero e proprio idolo delle teenagers filippine (e non solo), era previsto come ospite, ma sul più bello ha dato forfait alle fan adoranti.
La Cina è lontana… dal cinema di genere, almeno per il momento. Però negli ultimi anni sta provando, a passettini, a svecchiarsi e adottare nuove formule (censura governativa permettendo). “” per esempio è il tentativo, ancora acerbo, di fare buona e sana commedia adolescenziale. L’aggettivo che si adatta meglio a descrivere il film è “vergine”, e non solo per via dei giovani protagonisti. L’opera è permeata di quell’ingenuità un po’ fantastica e un po’ lirica che caratterizza solitamente questo tipo di produzioni. Per questo cinema non è ancora possibile fare a meno di certe convenzioni, come la riflessione d’Autore (in questo caso su fato e destino), l’onirismo, il messaggio didascalico, il commento sociale.
Il film d’apertura del Far East Festival 2007 è in pratica un rimescolamento postmoderno tra Pinocchio, Frankenstein, l’atmosfera fantasy e i film di samurai..
Allora, vediamo un po’. La nave sta affondando. Il livello inferiore è già pieno d’acqua. In quello superiore invece divampa un incendio. In un compartimento chiuso, stretti fra acqua e fuoco, ci sono quattro personaggi: il sommozzatore della guardia costiera a un giorno dal matrimonio, il suo fedele amico e collega e, tanto per rendere la cosa più stuzzicante, una donna incinta e un rompicoglioni ferito a una gamba. Mi meraviglio che non si sia abbattuto un meteorite sopra il relitto o che la nave non trasportasse testate nucleari.