Titolo
 

Un blog di nicchia.

 

Cos'è?

Uno spazio in cui pubblico le mie recensioni e le propino allo stimato pubblico della BlogoSfera, con lo scopo di essere criticato a mia volta e di migliorare dalle critiche e con la speranza un giorno di essere pagato per fare questo :P

Il responsabile di tutto

Blogger: rob81

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

C'est moi, Rob, un ragazzotto di belle speranze (che di bello c'ha solo questo), giovane promessa (mantenuta, per ora solo dai genitori) del mondo del giornalismo e della critica cinematografica

Archivio

oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---
--- 2004 ---

.: Recensioni :.

2LDK
6 donne per l'assassino
36th Chamber of Shaolin
40 anni vergine
2046
... E se domani
Aachi and Ssipak
A chi tanto e a chi niente
A dirty carnival
A morte Hollywood!
Addiction, The
Address Unknown
After this our exile
Agent X44
American Dreamz
Angeli perduti
Animal House
Aimless bullet, The
Alexander Nevskij
Allegro
Always
Amants réguliers, Les
Angel Dust
Angelo della vendetta, L'
Aquarium
Arco, L'
Aria salata, L'
Arte del sogno, L'
Arthur e il popolo dei Minimei
Ashes of Time
Assassination, The
Assassino che è in me, L'
Audition
Aviator, The
Ayakashi – Bakeneko Tale
Baba
Bad Guy
Bad Taste
Banda del gobbo, La
Bangkok Loco
Barking dogs never bite
Barnyard - Il cortile
Barren Illusion
Batman: the movie
Beneath the Cogon
Berlinguer ti voglio bene
Beyond our Ken
Bittersweet Life, A
Black Dahlia
Black Jack – The Two Doctors of Darkness
Boxer From Shantung, The
Brokback Mountain
Broken Flowers
Buffy l'ammazzavampiri (il film)
Bullet Ballet
Bystanders
Caimano, Il
Caccia ai violenti in Giappone - il boss yakuza
Call, The
Casa de mi abuela, la
Casa dei mille corpi, la
Castello errante di Howl, il
Cats of Mirikitani, The
Chelsea Girls, The
Chicken Little
Circolo della fortuna e della felicità, Il
Clan, The
Cocktail
Codice da Vinci, Il
Colpo da dilettanti, un (Bottle Rocket)
Conoscenza carnale
Convoy
C.R.A.Z.Y.
Croce di ferro, La
Crayon Shin-chan: The Adult Empire Strikes Back!
Crazy Legs Conti
Cure
Darjeeling Limited, The
Dao - The Blade
Dark Water
Date movie (Hot movie)
Dead or alive
Death Note
Departed, The
Diario di uno scandalo
Die bad
Dodes'ka-den
Dod bite dog
Dodgeball
Donnie Darko
Doom
Dororo
Drunken Master
Election
Enfant, L'
Eraserhead
Estate di mio fratello, L'
Expect the unexpected
Exorcism of Emily Rose, The
Eye 2, The
Eye 10, The
Eye in the sky
Fabbrica di cioccolato, La
Face of another, The
Fantasmi di Yotsuya del Tokaido, I
Fantastici quattro, I
Fascisti su Marte
Ferro 3 - La casa vuota
Final Victory
Five venoms, The
Flags of our fathers
Flightplan
Foresta dei pugnali volanti, La
Foul King, The
Full metal gokudo
Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence)
Gang del bosco, La
Geek Geek
Geek Geek 2
George Washington
Get-Out “Come sono? Boh!”
Girl who leapt throught time, The
Go master, The
God of Cookery
Godzilla
Godzilla il re dei mostri
Grindhouse - Death Proof
Grizzly Man
Grudge, The
Guerra dei mondi, La
Guru, Il
Gusto dell'anguria, Il
Hard Boiled
Hausu
Heimat I
Heirloom, the
Hello Yasothorn
Heritage, L'
Hero
Hero never dies, A
History of violence, A
Hong Kong Express
Host, The
Hong Kong Express - il dvd
How to eat your watermelon in white company
Jarhead
Joint Secutity Area
Ju On (The Grudge)
Kairo
Kebab Connection
King Kong
Kiki's Delivery Service
Kill!
Kill Gil vol.2
King Boxer, The (Five fingers of death)
Kôshônin
Koma
Krrish
Kung Fu Hustle
Kung Fusion
Kung Fu Mahjong
Kung Pow!
Kwaidan
Ichi the killer (uncut)
Imp, the
Infernal Affairs
INLAND EMPIRE
Iron Pagoda, The
Isola degli zombie, L')
Labirinto del Fauno, Il
Lady Snoowblood
Laputa: il castello nel cielo
Leggenda del drago rosso, La (the new legend of shaolin)
Lettere da Iwo Jima
Little Miss Sunshine
Loach is a fish too
Lost
Lost II stagione
Lotta senza codice d'onore
Love Massacre
Made in Hong Kong
Magic blade, The
Masters of Horror 2.01 – The Damned Thing
Masters of Horror 2.02 – Family
Masters of Horror 2.03 – The V Word
Masters of Horror 2.04 – Sounds Like
Masters of Horror 2.05 – Pro-Life
Masters of Horror 2.06 – Pelts
Masters of Horror 2.07 – The Screwfly Solution
Masters of Horror 2.08 – Valerie on the stairs
Masters of Horror 2.09 – Right to die
Maters of Horror 2.10 – We all screm for ice cream
Masters of Horror 2.12 – The Washingtonians
Masters of Horror 1.01 – Incident on and off a mountain Road
Masters of Horror 1.02 – Dreams in the witch-house
Masters of Horror 1.03 – Dance of the dead
Masters of Horror 1.04 – Jenifer
Masters of horror 1.05 – Chocolate
Masters of horror 1.06 – Homecoming
Masters of horror 1.07 – Deer Woman
Masters of horror 1.08 – Cigarette Burns
Masters of horror 1.09 – The Fair-Haired Child
Masters of horror 1.10 – Sick girl
Masters of horror 1.11 – Pick me up
Masters of horror 1.12 – Haeckel’s Tale
Masters of horror 1.13 – Imprint
Match Point
Mafia è bianca, La
McDull, The Alumni
Mia vita, La
Mille miglia... lontano
Me, you and everyone we know
Meet the Feebles
Melinda e Melinda
Memento
Memories of Matsuko
Memories of murder
Metade fumaça
Metropolis (2001)
Miami Vice
Million Dollar baby
Mind Game
Mio fratello è figlio unico
Mirrormask
Moira Orfei. Amore e Fiori
Mondo, il
Monty Python e il Sacro Graal
Mr. Vampire
My Date with Drew
My Hero
My Sassy Girl
My young auntie
Myth, The
My Wife is a gangster
N (Io e Napoleone)
Namesake, The
Nana
Natale a Miami
New one-armed swordsman, The
New Police Story
New World, The
Nightmare Detective
Nomad
Notes on Marie Menken
Notte al museo, Una
Nuovomondo
Ocean's Twelve
Old Boy
Ombra del vampiro, L'
One man band
Operazione Canadian Bacon
Operetta tanuki goten
Origin – Spirits of the Past
Pantera Rosa
Pat Garrett e Billy The Kid
Pianista, Il
Pirati dei Caraibi II
Polizia contro l'organizzazione violenta, La
Polyester
Porta sul buio, La
Prestige, The
Princess
Principessa dal ventaglio di ferro, La
Principessa Mononoke
Producers, The
Project Sigma
Prova d'orchestra
PTU
Pulse
Quo vadis, baby?
Radio America
Ragazze della terra sono facili, Le
Real dirt on farmer John, The
Regista di matrimoni, Il
Reign over me
Restless, The
Romance & Cigarettes
Romanzo criminale
Rosemary's Baby
Samaritana, La (Samaria)
Sa-kwa
Save the green planet
Scanner Darkly, A
Se mi lasci ti cancello
Seven Swords
Shinobi
Ski Jumping Pairs
Silk (Guisi)
Sin City
Sixty Million Dollar Man
Solace
Space Truckers
Spider-man 3
Star Wars Episodio III: La vendetta dei Sith
Steamboy
Stella che non c'è, La
Storia di fantasmi cinesi II
Su su, per la seconda volta vergine
Super Nacho (Nacho Libre)
Superkid
Superman Returns
Sword, The
Sympathy for Lady Vengeance
Sympathy for Mr. Vengeance
Takeshis'
Tampopo
Tarda Primavera
Tarnation
Team America: World Police
Tepepa
This is England
Three... Extremes
Tideland
Tigre e la neve, La
Time
Tokyo Fist
Tokyo Godfathers
Tokio Zombie
Tomba di Ligeia, La
Tomba per le lucciole, Una
Too many ways to be number one
Tupperware!
Tutta la vita davanti
Ultimo re di Scozia, L'
Umizaru 2: Test of Trust
Uomo che amava le donne, L'
V for Vendetta
Valiant
Ventaglio bianco, Il (The Young Master)
Vera leggenda di Tony Vilar, La
Vergine di cera, La
Versus
Viale del tramonto
Village, The
Vinyl
Voice
Welcome to Dongmakgol
Wicker Man, The
X men: conflitto finale
Yôkai daisensô
Yostuya Kaidan
You are my sunshine
Young and Clueless
Z Channel
Zodiac
Zona, La

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Feed XML offerto da BlogItalia.it

Contatore

visited *loading* times (dal 27/11/04)

(dal 18/09/06)

Cerca nel blog

Google

Contatti e aggregators

La mia e-mail
Aggiungimi ai contatti
Chiamami su Skype
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Subscribe with Bloglines
Passa a Firefox!

Banner

Il più autorevole giudizio sui film nelle sale

I LIDOBLOGGERS!

cliccate per donare cibo gratis a chi muore di fame

mercoledì, 27 settembre 2006

Festival di Roma - un pos utilitaristico

Forse a qualcuno di voi è giunta voce che quest’anno, oltre alla Biennale di Venezia, ci sarà anche un altro importante festival nazionale, che si svolge nella capitale. Incredibile, no?
A quasi quindici giorni dall’inaugurazione finalmente si sono decisi a pubblicare il calendario.

Ordunque, io penso di farci un salto, anche solo per qualche giorno, anche solo per dire “io ci fui” (o meglio “io ci fuqui”).
Chi viene? Chi mi sa consigliare qualche posto dove dormire? Chi ha voglia di condividere con me la putrida stanza di un fetente ostello di periferia gestito da immigrati cinesi collusi con la triade? Fatevi sentire.

Oh, in verità non è che ci sia tutto questo granché in programma, il carnet mi sembra persino più moscio di Venezia. Soprattutto i nomi asiatici sono veramente pochi e per di più gente che ultimamente ha fatto cilecca (Tsukamoto e Yimou).
Al di là dei grandi nomi (Scorsese, Nolan, Virzì, ecc) so già che gli applausi saranno per due sicuri capolavori comici: “Fascisti su Marte” e “Borat: the movie” (via Kekkoz, via Violetta).

criticato da: rob81 alle ore 01:01 | link | commenti (6) |

categorie: altro
lunedì, 25 settembre 2006

Kung Pow! Enter the Fist

di Steve Oedekerk
con Steve Oedekerk, Philip Tan, Tse Ling Ling, Tad Horino, Lung Fai
 
Cho na tetCapitemi bene: il film è stupidissimo, forse la stupidità fatta film, non so assolutamente chi sia l’attore/regista Steve Oedekerk e l’idea di ridoppiare un film asiatico stravolgendone il significato è un plagio da “What’s up Tiger Lily?”. Ma, nonostante tutto ciò, il sottoscritto si è divertito un casino, perfino più che con il film di Woody Allen. Sarà che il mio senso estetico incomincia a vacillare, sarà che la parodia degli stilemi del kung fu movie (l’interminabile susseguirsi di zoommate, l’iteratività narrativa) ha con me gioco facile. Saranno soprattutto alcune sequenze da trip lisergico: l’incipit in cui un neonato palesemente finto si esibisce nelle arti marziali, il combattimento contro una mucca (?), il personaggio di Ling-ua (o meglio Tongue). Si continua a precipitare sempre più in basso nel precipizio dell’assurdo: marmotte usate come nunchaku, una guerriera con una tetta sola e alla fine arrivano pure dei misteriosi dischi volanti guidati da alieni francesi (???). Il tutto con effettacci orribili e nuovi attori sovrapposti a immagini di un vecchio film di Wang Yu. Ma io ho riso lo stesso.
Ho fatto outing, mi sento meglio. Magari un giorno parlerò anche di altre perversioni sempre legate a scadentissimi b-movie comico-demenziali (come “Half baked”, per esempio).
criticato da: rob81 alle ore 00:55 | link | commenti (11) |

categorie:

Il guru

di Daisy von Scherler Mayer
con Michael McKean, Marisa Tomei, Heather Graham, Jimi Mistry
Usa 2002
 
Forse pochi conoscono questo film. Non che tutti gli altri si siano persi un capolavoro imprescindibile, anzi il soggetto – un ballerino indiano va in Usa a cercar fortuna, viene coinvolto per caso in un film a luci rosse, diventa sempre per caso un rinomato santone del sesso, ma abbandona fama e gloria per il vero amore – scivola presto nella linearità e nella prevedibilità.
Però ci sono molti buoni motivi per vedere “Il Guru”: Tanti bei numeri musicali che irrompono all’improvviso come nei film Bollywoodiani; Hether Graham che recita di nuovo la parte della pornodiva dopo “Boogie night” e dispensa perle di saggezza filosofica; il protagonista che rifà “Risky Business” e “Grease” in hindi e alcune battute a dir poco geni(t)ali come “la passera è la porta della mia anima” e “ho parlato al telefono con una pornostar: aveva la voce tutta nuda”.
Il film è un po’ loffio, nel senso che vorrebbe sfruttare la recente bollywoodmania sulla scia di successi come “Sognando Beckham” (che invece non mi è piaciuto per niente), “East is east” (molto carino), “Matrimoni e pregiudizi” (che non ho visto, ma a occhio mi sembra leccatino), ecc, e ciò si nota su più fronti, ad esempio nella scelta “facile” della colonna sonora. E inoltre recita Marisa Tomei. Ma sono difetti trascurabili; quel che conta è che ci si diverte come di recente non capita(va) in una commedia americana senza troppe pretese.
criticato da: rob81 alle ore 00:49 | link | commenti (2) |

categorie: altre visioni
venerdì, 22 settembre 2006

Pulse

di Jim Sonzero
Con Kristen Bell, Tate Hanyok, Ian Somerhalder, Christina Milian, Rick Gonzalez, Riki Lindhome, Jonathan Tucker
USA 2006
 
Forse è bene chiarire subito le cose. “Pulse” è l’ennesimo horror adolescenziale tardoestivo di serie B americano. Ma probabilmente non tutti sapranno che il film del semi-esordiente Jim Sonzero è anche l’ennesimo remake di un horror giapponese che ha avuto notevole successo sia in patria che all’estero, “Kairo” (il cui titolo inglese era appunto “Pulse”) di Kurosawa Kyoshi.
 
Da quando si è diffusa in campo internazionale la moda del new japanese horror, Hollywood, già in profonda crisi di idee soprattutto nel settore del cinema orrorifico, non ha esitato a proporre adattamenti su adattamenti dei titoli più famosi, come la serie dei “The Ring” e dei “The Grudge” e “Dark Water”. Tuttavia finora si è trattato di rivisitazioni che hanno preso in prestito solamente gli aspetti più esteriori ed epidermici delle opere, svuotandole completamente del senso e delle istanze originarie e innestandole nei consueti binari dell’horror made in Usa.  
 
Caso estremo è quello di un regista come Kurosawa Kyoshi che, forse ancora più d’altri maestri nipponici come Nakata Hideo e Shimizu Takashi, si è spinto al di là delle convenzioni dell’orrore, usando il genere come pretesto per fare cinema sperimentale ed esistenziale. “Kairo” è considerato uno dei suoi massimi capolavori: angosciante apologo sulla solitudine e lo smarrimento dell’uomo moderno (non solo giapponese), sempre più imbrigliato dalle nuove tecnologie che, lungi dal fornire nuovi spiragli comunicativi, finiscono paradossalmente per isolarlo ancora di più. Ma, al di là della riflessione sui mezzi di comunicazione digitali (la storia ha per oggetto una maledizione spiritica diffusasi tramite Internet), l’interesse di Kurosawa è quello di dipingere la connaturata e universale incomunicabilità dell’uomo e il deserto emotivo che da sempre ci circonda.
 
Il “Pulse” statunitense mette da parte qualunque riflessione di natura metafisica e l’unico messaggio che si può rintracciare è buono al massimo per una pseudo-inchiesta d’attualità modaiola: i telefonini e le chat al computer creano tra i giovani comunicazioni artificiali che soppiantano l’autentico contatto sociale (ma è una morale talmente stupida e insignificante che speriamo vivamente di esserci sbagliati nell’averla individuata). Il resto è vuoto pneumatico: senza esagerare, è come se si fosse preso in prestito un soggetto di Ingmar Bergman per realizzare una commedia dei fratelli Vanzina.
 
Non a caso le uniche sequenze che strappano qualche sensazione d’inquietudine sono rubate per intero dal film originale (il sito web che accoglie il navigatore con la frase: “Vuoi incontrare un fantasma?”), mentre le aggiunte ex-novo (lo spirito sbucato dalla lavatrice, per esempio) sono per lo più ridicole. Tutto il resto, dagli interpreti agli effetti speciali, è di seconda categoria. Apprendere che un maestro come Wes Craven è stato coinvolto nella realizzazione, seppur solamente in qualità di supervisore alla sceneggiatura, suscita stupore e rammarico.
 
Se remake come questi possono servire a qualcosa, è proprio nello stimolo a riscoprire la fonte d’ispirazione originaria. Consigliatissimo è dunque il ripescaggio in dvd del capolavoro di Kurosawa, da reperire purtroppo in siti internet esteri (ad esempio su www.play.com), visto che in Italia non ci si è ancora degnati di distribuirlo. “Pulse” è invece altamente sconsigliato, a meno che non muoiate per il bel visino della signorina “Veronica Mars” Kristen Bell (giusto il visino, comunque, perché per il resto si concede ben poco). Per i tv-maniaci c’è anche l’ex-naufrago di “Lost” Ian Somerhalder.
criticato da: rob81 alle ore 23:57 | link | commenti (1) |

categorie: prima visione
giovedì, 21 settembre 2006

36th Chamber of Shaolin

di Lau Kar-Leung
con Gordon Liu, Wang Yu, Lo Lieh
Hong Kong 1978
 
La musicalità di Gordon LiuNon starò qui a dilungarmi sulla figura di Lau Kar-Leung (aka Liu Chia-Liang), uno dei più grandi coreografi d’arti marziali di sempre, colui che seppe resuscitare il genere kung fu dopo la crisi degli anni ’70 causata dalla morte di Bruce Lee, inventando anche alcuni filoni nuovi, come quello dedicato ai monaci Shaolin. In caso voleste saperne di più, quest’uomo gli ha dedicato una tesi
 
Neanche di “36th Chamber of Shaolin” varrebbe la pena di parlare: il film è un monumento sacro, circondato da un alone quasi mitico, e molti più esperti di me ne hanno già sviscerato ogni minimo dettaglio. È proprio vero che le parti più riuscite del film sono quelle in cui la storia s’interrompe per lasciar posto all’addestramento fisico e spirituale che il protagonista compie attraverso le 35 camere. Quando la dimensione narrativa evapora e ci si concentra solo sul kung fu nudo e crudo il film di Lau Kar-Leung finisce per diventare formalista e astratto. Una dichiarazione d’intenti che traspare fin dai titoli di testa: Gordon Lui, da solo, sotto la pioggia, che si offre edonisticamente in tutto il suo talento. È evidente come a Lau Kar-Leung interessi solo la bellezza plastica del combattimento; tutto il resto è accessorio. Plasticità e ritmo sono esaltati dall’accuratissima composizione dell’inquadratura (che si avvale spesso dello zoom per ritagliare lo spazio e patemizzare l’azione) e dal religioso rispetto per il pianosequenza durante i duelli.
 
Ma forse l’aspetto più sbalorditivo di “36th Chamber of Shaolin” è la sua musicalità. La scansione ritmica della lotta è anche (e direi soprattutto) sonora: lo scrosciare dell’acqua, lo sfrigolio delle lame, il rintocco delle campane, il cozzare del bastone seguono a tempo le danze marziali di Gordon Liu. Non c’è da stupirsi dunque che questi film abbiano dato origine ad un vero e proprio genere di musica rap (rimandiamo sempre al Dr. Murda per un approfondimento in materia).
 
Il film pullula di star delle arti marziali: oltre a Gordon Lui sono quantomeno da citare il “Chinese boxer” Wang Yu e il cattivone Lo Lieh.
criticato da: rob81 alle ore 11:14 | link | commenti (2) |

categorie: gongfupian, lau kar-leung

Barren Illusion

di Kyoshi Kurosawa
con Akiko Okuda, Shinji Takeda, Miako Tadano, Shinji Aoyama
Giappone 1999
 
 
Con “Barren Illusion” la tendenza all’erosione e ella scarnificazione del genere, tipica in Kurosawa, giunge alle estreme conseguenze fino al totale sgretolamento del racconto. La trama, che a quanto pare, stando alle sinossi che si trovano in giro, parla di pollini velenosi e di una coppia in crisi che si sottopone e a una terapia sperimentale per contrastarne l’effetto, è davvero ardua da seguire. L’horror si sfarina del tutto e Kurosawa decide piuttosto di ispirarsi ad Antonioni (nei dialoghi e nella rappresentazione della vacuità). Il risultato, come si sostiene anche da altre parti, non è sempre soddisfacente. In ogni caso non aspettatevi un film dell’orrore, se non in senso molto lato: più che orrore, male di vivere e disperazione interiore.
criticato da: rob81 alle ore 11:10 | link | commenti (4) |

categorie: altre visioni, jhorror, kurosawa kyoshi
domenica, 17 settembre 2006

Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma

di Gore Verbinski
con Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley
USA 2006



Una baracconata, ma nel senso buono. Del resto è proprio da lì che comincia la storia di “Pirates of the Caribbean”, da una famosa attrazione dei parchi a tema Disney. È rimasto poco o nulla della giostra originaria, giusto il cagnolino che aiuta i pirati a sgattaiolare fuori di prigione e che anche in questo secondo capitolo occupa un ruolo determinante (occhio ai titoli di coda se non volete perdervi una gustosa scenetta…).

Jerry Bruckheimer, produttore dal fiuto invidiabile – che di solito realizzi film pessimi è un altro discorso, però da lui dipende gran parte dell’attuale immaginario americano, da “Beverly Hills Cop” a “CSI” – ha fatto della saga di “Pirati dei Caraibi” (una trilogia? Il terzo episodio è già quasi pronto, ma è facile credere che i seguiti non si fermeranno finché gli incassi continueranno ad arrivare) un carosello cartoonesco e tecnoludico, messo insieme soltanto con pezzi di prim’ordine: star di lusso (il triangolo Depp, Bloom e Knightley), una sceneggiatura leggera e brillante (dagli autori di “Shrek” Ted Elliott e Terry Rossio), gli effetti speciali migliori (quelli dell’Industrial Light and Magic di George Lucas) e la sicurezza che può fornire solo il marchio Disney Buena Vista in termini di merchandising.

Tanto di cappello, ma il vero successo è stato lui a garantirlo: Johnny Depp, che ha preso un semplice film d’avventura e lo ha sfruttato come porto franco per istrionismi e divagazioni personali in stile da rock star. Depp è “Pirates of the Caribbean”: il suo carisma plasma e risucchia ogni millimetro di pellicola fino a identificarsi con esso.

Il primo “Pirati dei Caraibi” era neoclassico, nel modo in cui attualizzava i generi del periodo d’oro hollywoodiano, dall’avventura fino alla commedia screwball e slapstick, sulla scia di quanto aveva già fatto Lucas con la prima trilogia di “Guerre Stellari” (senza che il paragone appaia sacrilego).
Il seguito invece acquista toni decisamente neobarocchi. Barocco è il trucco sempre più pesante ed eccentrico di capitan Jack Sparrow, soprattutto quando viene agghindato come una divinità da una tribù di indigeni cannibali: quattro paia di occhi finti sulla faccia, un copricapo sghembo ricolmo di piume e un improbabile spolverino a fare da scettro. Barocco è il look immaginifico ed estroso della ciurma di Davy Jones, curiosi ibridi tra uomini e animali marini: lo stesso Jones ha una testa da polipo che brulica di tentacoli, ma c’è anche il pesce martello, la conchiglia, il granchio, via via fino a esaurire ogni possibile combinazione ittica. Barocca è la costruzione delle fughe e degli inseguimenti: rocamboleschi e arzigogolati, si sviluppano sempre in contesti insoliti e seguono traiettorie fantasmagoriche, dall’entrata in scena di Jack dentro una bara, alla corsa attraverso gigantesche gabbie circolari, al duello sopra una turbinosa ruota da mulino.

Il film di Verbinski è un vortice marino che risucchia senza ritegno tutto ci che gli si para dinanzi, un mostro tentacolare – come il mitologico Kraken che nel film si avventa contro la Perla nera di Sparrow – che avviluppa tra le sue spire uno sterminato immaginario di successo. Vi si trova dentro non solo tutto il repertorio piratesco e la sua rivisitazione parodica (oggetto, ad esempio, del videogioco capolavoro “Monkey Island”, non a caso prodotto da Lucas), ma anche, citando a casaccio: le scogliere a picco che sembrano rubate dall’isola di “King Kong”, il mostruoso organo del “Fantasma dell’Opera” suonato con dai tentacoli di Davy Jones, un mexican standoff (termine che indica quando due o più persone si tengono sotto tiro a vicenda con delle armi) realizzato con le spade, che viene dritto dai film pulp. Ma il modello di riferimento – lo ripetiamo: senza fare accostamenti di natura sacrilega – è soprattutto “Star wars”: “La maledizione del forziere fantasma” termina in fieri esattamente come “L’impero colpisce ancora”, con un personaggio importante in bilico tra la vita e la morte. Gli avvenimenti si amalgamano bene con quelli dell’episodio precedente, la relazione tra Will ed Elizabeth si sviluppa e si complica ulteriormente (con Sparrow a fare da terzo incomodo) e alcuni vecchi personaggi riappaiono sul più bello.

Una baracconata, insomma, fracassona e furfantesca. Tutto sta nel voler farsi raggirare da un manipolo di mascalzoni con la gamba di legno e la benda nell’occhio….

Voto:


© Copyright 2003-2006 Associazione Culturale Balarm
criticato da: rob81 alle ore 16:27 | link | commenti (18) |

categorie: prima visione
giovedì, 14 settembre 2006

Cure

di Kyoshi Kurosawa
con Anna Nakagawa, Tsuyoshi Ujiki, Masato Hagiwara, Koji Yakusho
Giappone 1997
 

Il film che ha rivelato al mondo l’immenso talento di Kyoshi Kurosawa è uno dei punti cardine dell’evoluzione di un genere, quel japanese new horror che ora va tanto di moda e che gli epigoni internazionali hanno fatto presto a imitare, dimenticandosi però di tutte le istanze e le urgenze originarie. Con Kurosawa l’horror si scarnifica. In effetti non è neanche più horror: il genere funge da mera intelaiatura per riflessioni più ontologiche esistenziali che sociologiche (ovvero: il regista parla della condizione dell’uomo, non della condizione dell’uomo giapponese). 
In “Cure” il motore dell’azione è la semplice casualità. Non esiste alcuna correlazione causa-effetto che motiva la catena di omicidi: semplicemente vi è un personaggio che tramite ipnosi porta allo scoperto le pulsioni omicide inconsce di tutte le persone con cui entra in contatto. Lo stesso ipnotizzatore vaga senza meta da un posto all’altro, del tutto privo di un disegno e forse di consapevolezza: è pura pulsione priva di razionalità.
In “Cure” si realizza quel movimento che è tipico di tutto il new jhorror: la maledizione infinita che si origina per contatto, la spirale, il fluire dell’acqua, il ciclo e il riciclo. Forse è meglio riassumibile nella figura del frattale: il percorso si origina per gemmazione del tutto casuale, senza predeterminazione o finalità. Stilisticamente Kurosawa riesce a imprimere questo moto in maniera straordinariamente efficace: lunghi pianisequenza che scorrono “spazializzando” l’ambiente.
Tutto ciò fa sì che Kurosawa (e assieme a lui il jhorror dei vari Nakata, Shimizu, ecc) sia stato uno dei pochi autori degli ultimi anni capace, attraverso il genere, di descrivere la modernità.

criticato da: rob81 alle ore 13:50 | link | commenti (7) |

categorie: jhorror, kurosawa kyoshi