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Masters of Horror 2.08 – Valerie on the stairs
Masters of Horror 2.09 – Right to die
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Masters of Horror 2.12 – The Washingtonians
Masters of Horror 1.01 – Incident on and off a mountain Road
Masters of Horror 1.02 – Dreams in the witch-house
Masters of Horror 1.03 – Dance of the dead
Masters of Horror 1.04 – Jenifer
Masters of horror 1.05 – Chocolate
Masters of horror 1.06 – Homecoming
Masters of horror 1.07 – Deer Woman
Masters of horror 1.08 – Cigarette Burns
Masters of horror 1.09 – The Fair-Haired Child
Masters of horror 1.10 – Sick girl
Masters of horror 1.11 – Pick me up
Masters of horror 1.12 – Haeckel’s Tale
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martedì, 29 marzo 2005

Ku Fu?

E mentre “Kung Fu Hustle” al 24th Annual Hong Kong Film Awards si aggiudicava (meritatamente) una vagonata di premi, incluso quello per il miglior film – qui la lista dei vincitori in un idioma a noi comprensibile – in casa nostra si consumava l’ennesimo scempio. Capita infatti che il sito ufficiale della Sony Pictures metta on-line il trailer italiano dell’ultima fatica di Stephen Chow. Ci sarebbe da gioire del fatto che anche da noi si siano decisi a distribuire questo successo internazionale, se non fosse che anche in questo caso non ci lasciamo sfuggire l’occasione per mostrare il pressappochismo che ci contraddistingue ogni qual volta abbiamo a che fare con il cinema orientale.
Ma andiamo con ordine. I misfatti sono tre, e di entità differente. Il primo, si spera di natura temporanea, è imputabile al curatore del sito web. Nella scheda del film, infatti, la regia viene attribuita a Paul Shrader (???). Anche con tutta la buona volontà, non riesco proprio a capire quale possa essere il collegamento logico che possa associare il grande comico di Hong Kong allo sceneggiatore di “Taxi Driver”.
Il secondo misfatto, ben più grave, è attribuibile al responsabile dell’adattamento e del doppiaggio. Anche questa volta si è caduti nello stesso errore di Shaolin Soccer, che in realtà è sempre stato commesso ogni qual volta bisognava doppiare un film comico straniero difficilmente traducibile, ad esempio “Monty Python e il Sacro Graal”: cancellare lo spirito comico originale utilizzando squallidi dialettalismi e altre amenità. A questo bisogna aggiungere che Stephen Chow ha una parlata assolutamente unica, anzi gran parte delle risate del pubblico sono proprio dovute al suo frenetico sproloquiare. Doppiare un film così, significa massacrarlo. Questa è la ragione per cui chiedo a tutti voi di BOICOTTARE l’edizione italiana di “Kung Fu Hustle” – sia al cinema, che in dvd – e di acquistare invece l’edizione originale, già uscita un po’ di tempo fa, sottotitolata in inglese. Sarebbe anche carino mandare una bella e-mail di protesta qui.
Il terzo misfatto, sul quale se fossi buono potrei anche soprassedere, invece, è colpa della brillante mente creativa che si cela dietro il titolo italiano di questo film. “Kung Fusion” sarà sì filologicamente corretto – rispetto al titolo internazionale però, non a quello originale, semplicemente “Gong fu” – ma veramente squallidino, e il gioco di parole è insulso quasi quanto il titolo di questo post.

 

criticato da: rob81 alle ore 20:52 | link | commenti (19) |

categorie: altro
venerdì, 25 marzo 2005

Guida tv

Stasera su Mtv, alle 21,  va in onda Ju On (quello vero). Merita, se vi piace il genere. Se pensate che gli horror giapponesi siano lentissimi, pallosi e ridicoli, fate finta che non vi ho detto niente.

Toshioooooo


criticato da: rob81 alle ore 12:55 | link | commenti (16) |

categorie: altro
mercoledì, 23 marzo 2005

Movie trailer

- Se esistesse un premio per il miglior trailer (anzi esisterà di sicuro, solo che io sono ignorante), questo lo vincerebbe di brutto. Ora, io non so come sarà il film (e non conosco neanche il libro cui è ispirato, sempre perché sono ignorante), ma quel robottino che si dispera non può che farmi sperare per il meglio.

- Perché nessuno mi ha avvertito che è uscito questo? Albertone era un mito ai miei tempi (il che fa capire quanto sia matusa, oltre che ignorante). A quanto pare c'è anche Bill Cosby. Ma in questo caso il trailer fa decisamente disperare.

criticato da: rob81 alle ore 18:44 | link | commenti (20) |

categorie: altro
domenica, 20 marzo 2005

The Clan

di Christian De Sica
con Christian De Sica, Paolo Conticini, Sebastian Torchia
Italia 2005


Dare addosso all’ultima fatica di Christian De Sica sarebbe troppo facile e anche ingiusto, come sparare sulla Croce rossa. Accanimento senza frutto. E soprattutto senza gusto. Allora, perché non smetterla per una volta di fare i soliti snob con la puzza sotto il naso e di accantonare tali operazioni con aria da sufficienza? Concediamogli uno spazio pari a quella degli altri film.
 
La locandina del film“The Clan” è un film coraggioso, e per tanti motivi. Chi avrebbe oggi il coraggio di fare un film così? Di rilanciare un genere ormai morto e sepolto come la commedia sofisticata e musicale anni’50?
“The Clan” non è come “Merry Christmas” o “Le Barzellette”, deplorevoli operazioni di marketing costruite a tavolino - puntando solo su grandi star (televisive) e sventolone da calendario - per intascare i soldi del biglietto quell’unica volta dell’anno in cui gli italiani vanno al cinema.
Non c’è nulla di costruito, nulla di pianificato, quasi tutto è lasciato all’improvvisazione in questo instant movie girato in tre mesi tra la vera Las Vegas e la Bulgaria. Non si sfrutta nessuna moda del momento (a parte la recente rinascita del sinatrismo, capitanato da Micheal Bublè & seguito). Piuttosto l’immaginario che alimenta la pellicola appartiene a un’America da vecchia cartolina sbiadita, un’America da Nando Moriconi, tutta Las Vegas, Highways, Harley Davidson, Una scena del filmmeteppisti-centauri stile “Il selvaggio”, emigrati dall’accento siculo in cerca di fortuna. Non sfrutta nessun grande nome (Max Tortora evidentemente non conta), ma ha il coraggio di affidarsi a esordienti poco avvezzi alla macchina da presa (cosa che si nota moltissimo).
Per tutto questo “The Clan” è un film scritto e diretto col cuore, è una creatura di De Sica, il parto delle passioni e aspirazioni di una vita. È opera scritta più per ambizioni autoriali che per soddisfare il pubblico. Difatti non è pensato per un target definito, è poco etichettabile, come un “panettone natalizio” uscito a pasqua, un qualcosa che non è né commedia raffinata e intellettuale, né comico trash-cabarettistico.
E alla fine poco importa se la creatura è riuscita male, se le parti da commedia sono prive di una vera sceneggiatura e per fare ridere si aggrappano solo a battutacce “de borgata”, se le parti da musical sono sgraziate e scontatissime nella scelta dei brani - oltre ovviamente a Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis jr, tutto il repertorio tipico di “un italiano in America”, da “O Sole mio” a “Luna mezz’o mare” - perché, in fondo, ogni scarrafone è bello a mamma soia.

Voto:
criticato da: rob81 alle ore 13:32 | link | commenti (20) |

categorie: prima visione
sabato, 19 marzo 2005

Ferro 3 - La casa vuota

di Kim Ki duk
con Hee Jae, Seoung-yeon Lee
Corea del Sud 2004
 
La locandina del filmHo visto “Ferro 3”, finalmente. Dovevo dirlo. Ma non so che dire. L’ho visto da tre giorni ed è ancora impresso nella mia mente e nella mia retina, soprattutto alcune immagini.  Perché “Ferro 3” è proprio un “film di immagini”, la cosa che più si avvicina alla vera essenza di Cinema che ho potuto sperimentare da molti anni a questa parte. Le immagini sono come i quadri, non si devono spiegare, non si devono commentare, le lasci penetrare dentro di te, macerare e metabolizzare, finché non ti comunicano qualcosa. La mia preferita? Quella finale: il peso dell’anima.
Kim Ki-Duk pittore del Cinema.

Immagine nell'immagine    Immagine nell'immagine nell'immagine

  
criticato da: rob81 alle ore 13:21 | link | commenti (18) |

categorie: altre visioni, kim ki-duk
lunedì, 14 marzo 2005

The Assassination

di Niels Mueller
con Sean Penn, Naomi Watts, Don Cheadle, Jack Thompson
U.S.A. 2004
La locandina del FilmL’“Assassination” del titolo ha per vittima il presidente Richard Nixon ma, nella versione italiana, chissà per quale ragione di marketing, (timore che il pubblico potesse accorgersi che si trattasse di un film storico-politico?) viene omesso questo particolare. E, in effetti, chi ha confezionato il titolo non ha tutti i torti, perché Nixon fa capolino di tanto ma solo dentro lo schermo televisivo, e soprattutto perché il tentativo di assassinio è concepito soltanto nell’ultimo quarto d’ora d’avvenimenti.
Di cosa parla dunque veramente “The Assassination”? Parla di Samuel Bicke (Sean Penn), un uomo qualunque con il solo difetto di essere troppo idealista per questo mondo. Sam non accetta la sudditanza nei confronti del datore di lavoro, il razzismo, soprattutto verso l’amico di colore Bonny (Don Cheadle), le menzogne, la mortificazione della dignità. Il suo atteggiamento lo porta a licenziarsi da ogni impiego e a perdere il rispetto della moglie (Naomi Watts) e dei figli. Al culmine della disperazione, dichiara guerra a un sogno americano malato con un gesto scandaloso e folle.Sean Penn
È tutto racchiuso in questa precisa analisi psicologica e sociologica “The Assassination”. La vera vittima dell’assassinio alla fine sarà Sam, scheggia impazzita frantumata dal peso della società. Dirige l’esordiente Niels Mueller, ma è Sean Penn ha lasciare indelebile il marchio su tutta l’operazione. Il film è costruito interamente sulla sua prova d’attore, lodevole, sebbene a tratti un po’ caricata.
Nonostante i difetti (un’impostazione ideologica insita per forza di cose in un progetto come questo e qualche lentezza di troppo) un’opera coraggiosa (del tutto indipendente, perché dopo l’undici settembre nessuno voleva più produrre un film così) e in qualche modo necessaria.
 
Voto:
criticato da: rob81 alle ore 18:35 | link | commenti (11) |

categorie: prima visione
domenica, 13 marzo 2005

“Shaun of the Dead”

di Edgar Wright
con Simon Pegg, Kate Ashfield, Nick Frost
U.K. 2004
 
La locandina del film“Shaun of the Dead” (il titolo ovviamente è un gioco di parole con “Dawn of the Dead”) è una Zombie-Commedia, anzi, credo sia il primo esperimento di Zombie-Commedia. Due generi molto diversi tra loro che si innestano dando vita a un ibrido mostruoso ma, non mi vergogno a dirlo, irresistibile.
Shaun è un ometto piuttosto mediocre. Divide fiaccamente il suo tempo tra un modesto lavoro da commesso, le serate al pub con l’amico fancazzista e l’abbrutimento di fronte alla tv e alla Play. Praticamente uno zombie. Tanto che la fidanzata decide di mollarlo proprio il giorno del loro anniversario, stanca di aspettare che dia una svolta alla propria vita. Shaun deve riconquistare la sua bella, ma le cose cominciano decisamente a complicarsi quando si rende conto – e a dire la verità ci mette un bel po’ - che la gente attorno a lui inizia ad assumere il tipico aspetto di “morto-vivente-in-cerca-di-carne-fresca”. Armato della fida mazza da cricket (?), il nostro Shaun deve dunque farsi largo tra frotte di esseri in putrefazione per proteggere i propri cari e riscattarsi ai loro occhi.
Questo piccolo film inglese, girato dall’esordiente Edgar Wright (viene dalla tv, e un po’ si vede), conLa famosa scena in cui il gruppetto si finge zombie attori sconosciuti (anch’essi dall’impostazione un po’ da sit-com) ma simpaticissimi, è diventato subito un piccolo cult, tanto in patria quanto all’estero (non si capisce perché in Italia non è uscito, anzi, forse si capisce sin troppo bene). Un po’ autentico splatter, un po’ parodia, un po’ satira (bonaria), “Shaun of the Dead” regala esattamente quello che ci si aspetterebbe da un film così: risate grasse e dementi (quindi è pregato di astenersi chi ricerca trame poco prevedibili e psicologie complesse).
Shaun con l'amico EdMolte le scene già celebri: dal lancio dei vinili di casa per colpire il cervello dei non-morti (con conseguente selezione dei dischi più brutti da sacrificare), a quando il gruppetto si finge zombie per “mimetizzarsi” fra i nemici (con tanto di prove di recitazione preparatorie), fino all’epilogo conclusivo, una divertente critica al mondo della tv.
Gran parte del ritmo si deve alla colonna sonora rockettara, che punta sui Queen (“Don’t Stop Me Now” e “You’re My Best Friend”) nei momenti “topici” e che non può esimersi dal citare “Zombi”dei Goblin.

Curiosità: Edgar Wright farà uno Zombie-Cammeo nel nuovo film di George Romero, “The Land of Dead”.
criticato da: rob81 alle ore 14:23 | link | commenti (34) |

categorie: prima visione
venerdì, 11 marzo 2005

Joint Security Area

di Park Chan-wook
con Song Kang-ho, Lee Yeong-ae, Lee Byung-hun
Corea del Sud 2000
 
La locandina del filmCon questo post chiudo (momentaneamente?) la minirassegna parkiana iniziata con “OldBoy” e proseguita con “Sympathy for Mr. Vengeance” (e quindi presentata in maniera cronologicamente invertita e filologicamente sbagliata). Confesso di essermi approcciato a “Joint Security Area” con una certa riluttanza, frutto dell’erronea convinzione di trovarmi di fronte a uno dei soliti thriller giudiziari (sì, avete capito bene, gli orientali non fanno solo horror, action ultraviolenti e commedie demenziali!) di stampo classico (tipo “Codice d’onore”, o robe così…), genere che non mi intriga moltissimo (ma che pure in alcuni casi apprezzo). Questo preambolo era solo per confessare quanto i miei stupidi preconcetti fossero totalmente infondati. Nonostante, infatti, stiamo parlando di un grosso filmone politicamente impegnato ma inequivocabilmente commerciale (di quelli che, se gli attori non avessero gli occhi a mandorla, potrebbero essere tranquillamente candidati all’Oscar), il nostro Chan-wook non rinuncia alla solita regia raffinatissima, puntigliosa e particolare. Foto ricordoTanto per dirne una: l’ordine in cui sono mostrati gli eventi della storia è originalissimo e spiazzante. Il film inizia (come canone vuole) con l’iniziare delle indagini: il capitano Sophie E. Lang delle forze neutrali svizzero/svedesi vede di far luce su un conflitto a fuoco che ha coinvolto soldati sud e nord coreani proprio nella Joint Secutiy Area, la zona off-limits che individua il confine tra i due Stati, ancora formalmente in guerra. L’idea geniale è quella di costruire il flashback rivelatore proprio sugli ultimi pensieri di uno dei soldati mentre si getta dalla finestra perché non vuole confessare. Scopriamo così una verità per certi versi ancora più scomoda: era nata una bellissima amicizia tra quattro militari al di là delle frontiere ideologiche, purtroppo troncata tragicamente. A tal proposito, Park riesce con la macchina da presa a valorizzare magistralmente gli spazi e a rappresentare al meglio i limiti territoriali (e mentali).
La bellissima immagine finaleMa, esercizi stilistici a parte, “Joint Secutiy Area” è un duro apologo antimilitarista sull’assurdità di dell’odio che ancora oggi divide in due una Nazione con confini arbitrari e posticci. Apologo lucidissimo e distaccato (nessuna delle due parti è privilegiata) che però non contiene neanche un barlume d’ottimismo: la scintilla di pace accesa da quest’atto pionieristico è destinata a spegnersi nella violenza e nella morte. Il lieto fine lo lasciamo come sempre a Hollywood.
Song Kang-ho, presente anche in “Sympathy for Mr. Vengeance” (attore feticcio?) è immenso, ma notevoli sono tutti i protagonisti.
Lascia senza parole l’inquadratura finale, uno “scatto fotografico” che ritrae tutti “gli amici fraterni”, riuniti per caso.
criticato da: rob81 alle ore 13:15 | link | commenti (20) |

categorie: altre visioni, park chan-wook