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Un blog di nicchia. |
È da un po’ di tempo che scrivo alcuni articoli e recensioni per qualche rivista on line di cinema. Ho pensato che magari chi legge questo blog poteva essere interessato anche a quanto ho scritto da altre parti. Per questo motivo vi linko il Tumblr in cui inserisco, a mo’ di archivio, tutti i rimandi ai miei articoli. Adesso (se ci riesco) inserisco anche uno script per integrare nelle colonne di questo template gli ultimi aggiornamenti del Tumblr (anzi, se avete applicazioni da suggerire fatelo pure).

Zhang Yimou assurge ormai a status di maestro canonizzato dell’intellighenzia di regime, anche se per fortuna non realizza una cerimonia di propaganda in stile maoista, almeno nelle apparenze. In effetti, le spettacolari e vorticose coreografie di massa e lo stile pittorico e a tratti visionario non possono che rimandare alle “Otto opere modello” della Rivoluzione culturale, nonostante si sia cercato di cancellare durante la cerimonia anche il più piccolo riferimento alla Repubblica Popolare.


Il video del mio amico "Villino Abbbusivo": semplice, essenziale, ma forse proprio per questo pieno di creatività. Merita un voto su Qoob.

Matteo Garrone riesce in un vero e proprio miracolo, quello di dare corpo e sostanza cinematografica all’opera-monstre (in tutti i sensi) di Roberto Saviano rimanendo sorprendentemente fedele ai contenuti, ma non prescindendo assolutamente dallo stile di quest’ultima. L’ibridismo tra fiction e documentario del Gomorra romanzesco viene traslato su pellicola ricorrendo a un artificio efficacissimo e geniale. Il Gomorra cinematografico è al tempo stesso puro documentario e raffinato cinema d’autore. La narrazione, che procede a grado zero senza alcun intervento extra-diegetico (rarissimo che in un film tratto da un libro non si ricorra a voci fuori campo esplicative o integrative), ha una struttura certamente neorealista, ma direi di più, quasi alla Verga, cui è accomunata anche dalla stessa visione fondata sull’ineluttabilità. Un processo corale, per cui la storia si sviluppa letteralmente da sola e prende corpo a partire dai personaggi, le cui scelte e azioni, in un fitto ordito di contatti e interscambi, determinano l’intreccio. Eppure, all’interno di questo schema, Garrone trova anche spazio per inserire l’impronta dell’autore-scrittore, la caméra-stylo del grande artista che non rinuncia alla propria cifra, pur piegandosi con deferenza e rispetto quasi morale alla materia trattata. Ed ecco che in certi momenti Gomorra sembra quasi un incubo espressionista, una collezione di oscure maschere che paiono uscite da un delirio di Goya, dove non mancano picchi di puro onirismo (il girotondo di autocarri guidato dai bambini, due ragazzetti in mutande che sparano all’aria in un acquitrino deserto).